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venerdì 21 settembre 2012

Aldrovandi, Cassazione: "dagli agenti violenza estreme e repressiva"!






Caso Federico Aldrovandi, la Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza 36280 che lo scorso 21 giugno ha confermato la condanna a 3 anni e 6 mesi per gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Ai quattro agenti condannati sono state negate le attenuanti per la gravità del fatto e per aver «distorto dati rilevanti, per il sequente sviluppo delle indagini, sin dalle prime ore successive all'uccisione del ragazzo». Ecco quanto stabilito dalla Cassazione:

Fu «sproporzionatamente violenta e repressiva» l'azione dei quattro poliziotti che, all'alba del 25 settembre del 2005, a Ferrara, uccisero a botte, calci e manganellate lo studente diciottenne Federico Aldrovandi rifiutando persino di togliergli le manette, mentre giaceva a terra già morto, come chiedeva il personale dell'ambulanza intervenuta sul posto (..) è da «escludere - come invece sostenevano i legali degli agenti - che la morte del ragazzo sia dovuta alla sindrome da 'delirio eccitatò o alla assunzione di sostanze stupefacenti», in quanto, come accertato dalla perizia del massimo esperto di morti improvvise, il professor Di Thiene, l'esito letale era dovuto alla «pressione» esercitata dai poliotti (..) «lo stato ipossico in cui versava il giovane - prosegue la Cassazione, bloccando ogni tentativo di ricostruzione alternativa del decesso - era comunque riferibile alla condotta realizzata dagli agenti, i quali avevano tenuto schiacciato il corpo del ragazzo contro il terreno, con manovre idonee ad innescare una asfissia posizionale». Per la Suprema Corte, «lo stato di agitazione in cui versava il ragazzo», che faceva confusione per strada, da solo, in via Velodromo, «avrebbe imposto un intervento di tipo dialogico e contenitivo» (..) Invece i poliziotti della pattuglia 'Alpha 4' «sferrarono numerosi colpi contro Aldrovandi, non curanti delle sue invocazioni di aiuto» e la «serie di colpi proseguì anche quando il ragazzo era stato fisicamente sopraffatto e quindi reso certamente inoffensivo». «Segatto lo colpiva alle gambe con il manganello, Pontani e Forlani lo tenevano schiacciato a terra, mentre Pollastri lo continuava a percuotere», ricorda la Cassazione sottolineando che gli agenti «posero in essere una violenta azione repressiva nei confronti di un ragazzo che si trovava da solo, in stato di visibile alterazione psicofisica». Sono andati ben oltre l'impiego lecito dei «mezzi di coazione fisica consentiti dall'ordinamento per vincere una resistenza all'Autorità». I quattro hanno tenuto «condotte specificamente incaute e drammaticamente lesive» e la «consapevolezza di agire in cooperazione imponeva a ciascuno di interrogarsi sull'azione dei colleghi, se del caso agendo per regolarla, moderandola». Invece la «reciproca vigilanza è mancata», il pestaggio è continuato «senza dissenso da parte di alcuno, sino all'arrivo dei Carabinieri e del personale di soccorso». Pessimo, poi, il «comportamento processuale» degli imputati che hanno «anche omesso di fornire un contributo di verità al processo da reputarsi doveroso per due pubblici ufficiali». Infine la Cassazione ricorda le «manipolazioni delle risultanze investigative pure realizzate da funzionari responsabili della Questura di Ferrara»


Motivazioni sentenza via Corriere della Sera




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