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mercoledì 14 dicembre 2011

La sindrome del ‘taglio al vitalizio’: terrore in parlamento!



Il taglio al vitalizio incute terrore nei parlamentari Italiani … avevo già riportato tempo fa le dichiarazioni di Roberto Rosso (“Guadagno solo 5.200 euro di stipendio“), Luigi Celori (“Io al vitalizio non ci rinuncio”), Alessandra Mussolini (“lo stop ai vitalizi è un’istigazione al suicidio”), Maurizio Paniz (“3600 euro sono pochi“), Guido Crosetto (“c'è disprezzo verso la classe politica. Non si sa perché“), ma ecco qui altre esorbitanti dichiarazioni da far incazzare anche il più pacifico degli Italiani:

 

Tommaso Foti (Pdl):

“Per telefonare spenderò 500 euro al mese e alla Camera ti rimborsano solo per 350 euro”. E uno. “Poi io invece di andare in vacanza, faccio 70.000 chilometri l’anno con una 166 sfigata, e ce l’ho solo io quella macchina lì”. E due. Poi, le bollette di luce, gas e telefono della sede del Pdl di piazzale Torino che il deputato usa anche come ufficio. E tre. Infine, è chiaro, la famiglia. “Io alla mia prima moglie devo dare gli alimenti. Glielo dite voi al giudice che non posso più darle 2.000 euro al mese?”.

Eugenio Mazzarella (Pd):

“Ma quali privilegi, oggi siamo pagati come dirigenti di secondo livello ...”.

Enzo Raisi (Fli):

“Proseguendo la carriera imprenditoriale avrei guadagnato di più e sarei stato più rispettato. Mentre in Italia appeni esci dal palazzo ti prendono a pesci in faccia”. Il finiano si dice disposto a fare la sua parte, ma avverte: “Se andiamo avanti di questo passo avremo un Parlamento composto solo da ricchi o da pensionati”.

Giuliano Cazzola (Pdl)

“Sono tante le voci che vanno riviste – spiega – ma nell’elenco non includerei gli stipendi che mi sembrano arrivati a un livello sostenibile”. Cazzola si smarca da alcuni suoi colleghi di partito, in particolare da chi ha già sfoderato le armi promettendo battaglia. “Si sentono vittime di chissà quale ritorsione. È avvilente vedere come si siano messi a fare i conti in tasca agli altri”.

Maino Marchi (Pd):

“Abbiamo già fatti quattro tagli soltanto quest’anno. Il primo, di 500 euro, sulla diaria. Il secondo, di altri 500 euro, sulle spese per il rapporto col territorio. Il terzo, di 300 euro, è stato il taglio del 10% sul compenso lordo. Sarà l’Istat a dirci se e come dovremo ridurre ancora. Non il Governo”.

Giacchino Alfano (Pdl):

“Ulteriori tagli? Sono lama sulla mia pelle già martoriata. Sono il nonno più giovane del Parlamento, il mutuo mi pesa tanto e non arrivo a 5 mila. Nessuno ha un pizzico di comprensione di noi poverelli”.

Giacomo Chiappori (Lega Nord):

“Qui siamo tutti matti! Mi sto stufando davvero: non ho più voglia di sentirmi dire che sono un ladro. Io non mi vergogno di niente, io non lavoro gratis”.

Maurizio Lupi (Pdl):

“Se ridurre i costi della politica significa rinunciare al parlamento non va bene, questa sarebbe dittatura”.





 

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