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domenica 26 giugno 2011

Rifiuti, indagato presidente della Regione Campania Caldoro per epidemia colposa



Nell’inchiesta si contestano la mancata attivazione di discariche in altre province per fronteggiare l’emergenza. Al vaglio degli inquirenti, in particolare, i dati sul consumo di farmaci per allergie o eruzioni cutanee, un monitoraggio già sperimentato nell'inchiesta relativa alla precedente emergenza 2007-2008

Stefano Caldoro con Silvio Berlusconi Il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sui rischi per la salute pubblica determinati dalla mancata raccolta dei rifiuti.  Nell’inchiesta del procuratore aggiunto Francesco Greco e del pm Francesco Curcio si contestano al presidente della giunta campana la mancata attivazione di discariche in altre province per fronteggiare l’emergenza. Al vaglio degli inquirenti, in particolare, i dati sul consumo di farmaci per allergie o eruzioni cutanee, un monitoraggio già sperimentato nell’inchiesta relativa alla precedente emergenza 2007-2008.

”Sono profondamente colpito, ogni azione diversa da quella messa in campo avrebbe reso la situazione ancora più drammatica. Tutto quello che ho fatto lo rifarei in piena coscienza”, ha commentato Caldoro in un comunicato. “Questa inchiesta consentirà di chiarire alcuni aspetti relativi alla responsabilità delle singole istituzioni nel ciclo dei rifiuti – afferma Caldoro – appena possibile fornirò, nello spirito della piena collaborazione istituzionale, tutte le informazioni, anche documentali”. “La Regione – sottolinea il presidente della giunta campana – come è noto, ha competenze limitate nel ciclo dei rifiuti. Abbiamo fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità, ci siamo spesi ben oltre le nostre competenze, supportando gli enti locali e sollecitando utili iniziative”. “Lavoriamo giorno e notte senza un attimo di respiro per affrontare una delle emergenze più gravi della storia amministrativa della nostra città e della nostra Regione, che ereditiamo da 15 anni di inerzia e fallimenti”, aggiunge Caldoro. “La magistratura svolge il suo dovere, ma soprattutto attendo che tutte le Istituzioni facciano tutto quanto è nelle rispettive competenze, a partire dal Governo fino ad arrivare al più piccolo dei Comuni. Per tornare alla normalità ognuno deve fare il proprio dovere”, prosegue Caldoro. “Eventualmente fossero provate, in questa vicenda, responsabilità penali per fatti commessi inconsapevolmente – e siamo convinti di aver fatto fino in fondo tutto il nostro dovere – non esiterei a dimettermi da presidente della Regione”.

Oggi Caldoro aveva rilasciato un’intervista al Corriere della Sera illustrando le differenze e le affinità con il neo sindaco Luigi de Magistris: ”Dobbiamo raggiungere un’intesa istituzionale e ci stiamo lavorando con impegno”, e “l’unica differenza è sull’impianto finale. Discarica, impianti e termovalorizzatore. A mio avviso non c’è altra strada. Naturalmente la differenziata è un’ottima cosa nel lungo periodo. Ma nel breve si limita a ridurre i volumi. E se non hai un luogo dove portarli, si ricomincia da capo”. Il presidente della Regione spiegava che “in questa storia di errori ne abbiamo commessi tutti”, “certamente” anche il governo che “nel 2008 era riuscito a far ripartire il ciclo” ma poi “bisognava aprire le discariche”, cosa che non è avvenuta, perché, affermava, “il dramma dei rifiuti viene sempre sacrificato a ragioni di forza maggiore, al mantenimento delle alleanze”.
Inoltre, attaccava Caldoro, “il decreto che sta per varare il governo andava fatto venti giorni fa. Siamo già in ritardo. E all’interno del governo la posizione della Lega è irragionevole, come inaccettabili sono le parole di Roberto Calderoli”.

 

 

 

da Il Fatto Quotidiano





 

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