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giovedì 9 giugno 2011

Liberato Battisti, resta in Brasile Napolitano: “Decisione deplorevole”



Cesare Battisti è libero. L’ex terrorista rosso ha lasciato il carcere di Papuda, nella periferia di Brasilia, poco dopo la mezzanotte ora locale (le 5 in Italia). E in Italia sono dure le prese di posizione del mondo istituzionale. Con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che parla di “deplorazione” per la decisione della Corte Suprema brasiliana. Mentre la Farnesina annuncia che si attiverà presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja.

Battisti, all’uscita dal carcere non ha rilasciato dichiarazioni, ma si è limitato a un saluto con la mano prima di salire in macchina. Era vestito con pantaloni e camicia chiara e, secondo alcune fonti, ha trascorso la notte in un’abitazione di un quartiere residenziale di Brasilia. “Mi ha detto che ha scelto di vivere in Brasile, probabilmente per lavorare come scrittore, qui ha molti amici”, ha detto uno dei suoi avvocati, Luis Roberto Barroso, che ha incontrato Battisti pochi minuti prima della liberazione.

Si è conclusa dunque l’annosa e sofferta vicenda dell’ex terrorista, che la Corte Suprema brasiliana ha deciso di scarcerare con 6 voti a favore e 3 contrari al termine di una seduta fiume a Brasilia, ricca di colpi di scena e di lunghi soliloqui. Alla fine la maggioranza dei giudici ha approvato incondizionatamente la decisione proferita dall’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di non concedere l’estradizione in Italia dell’ex terrorista rosso, con una scelta fatta il 31 dicembre, ultimo giorno del suo mandato.

La sessione plenaria del Supremo Tribunale Federale (Stf) si è trasformata in una maratona durata quasi sette ore. Grande sorpresa all’inizio ha destato la proposta del giudice Marco Aurelio Mello, suffragata dal nuovo giudice Luis Fux, per una mozione che proponeva la ricusazione della richiesta fatta dall’Italia di concedere l’estradizione, dal momento che il presidente Lula non aveva rispettato il trattato di collaborazione giuridica firmato a Roma dal Brasile. Hanno votato per il rifiuto dell’istanza italiana, offensiva nelle parole di molti della sovranità brasiliana, sei giudici contro tre, quelli stessi che hanno votato alla fine per la scarcerazione di Battisti. A questo punto i nove giudici si sono divisi in due fazioni: quelli che davano per già conclusa la seduta plenaria, dal momento che era stata annullata la ragione stessa della riunione del Stf, e quelli che volevano continuarla fino a che si decidesse col voto sulla questione dell’ estradizione e della liberazione di Battisti.

Il giudice relatore Gilmar Mendes ha prolungato per quasi due ore la sua dichiarazione di voto favorevole alla consegna dell’ex membro dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) alle autorità italiane. Ma a nulla è valso il suo tentativo di convincere in extremis i giudici ancora titubanti della gravità delle accuse rivolte a Battisti in Italia, che gli hanno fruttato la condanna all’ergastolo per quattro omicidi compiuti negli anni 70. Guidati dal giudice Mello, la maggior parte dei giudici si è espressa per l’immediata scarcerazione di Battisti, da oltre quattro anni detenuto nel penitenziario della Papuda a Brasilia. Il presidente del Stf, Cezar Peluso, nonostante avesse votato contro la scarcerazione assieme a Mendes e alla giudice Ellen Gracie, ha a questo punto proclamato la liberazione di Battisti che dovrà avvenire nelle prossime ore.

E dopo il rifiuto del Supremo Tribunale Federale del Brasile alla richiesta di estradizione per Cesare Battisti, Giorgio Napolitano parla di decisione “deplorevole”, che “assume un significato gravemente lesivo del rispetto dovuto sia agli accordi sottoscritti in materia tra l’Italia e il Brasile sia alle ragioni della lotta contro il terrorismo condotta in Italia, in difesa delle libertà e istituzioni democratiche, nella rigorosa osservanza delle regole dello Stato di diritto”. La decisione brasiliana, secondo il presidente della Repubblica, contrasta con gli storici rapporti di consanguineità e amicizia tra i due paesi. Napolitano “appoggia pienamente ogni passo che l’Italia vorrà compiere avvalendosi di tutte le istanze giurisdizionali cui compete assicurare il pieno rispetto delle convenzioni internazionali”. E la Farnesina annuncia che l’Italia attiverà “immediatamente ogni ulteriore possibile meccanismo di tutela giurisdizionale presso le competenti istituzioni multilaterali, e in particolare presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, per perseguire la revisione di una decisione che non si ritiene coerente con i principi generali del diritto e con gli obblighi previsti dal diritto internazionale”.

Anche Silvio Berlusconi ha appreso con vivo rammarico dell’ultima pronuncia del Tsf del Brasile. “La decisione – si legge in un documento di Palazzo Chigi – non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti. L’Italia, pur rispettando la volontà del Tribunale Supremo Federale, continuerà la sua azione e attiverà le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internazionali che vincolano due Paesi accomunati da legami storici di amicizia e solidarietà”. Di “profonda delusione e tristezza” ha parlato il presidente del Senato Renato Schifani, mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini ha detto di avere appreso la notizia con “sconcerto e amarezza”.



da Il Fatto Quotidiano




 

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