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giovedì 9 giugno 2011

La seconda guerra segreta di Obama



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Il New York Times di oggi racconta l’intensificazione e l’accelerazione della campagna militare americana in Yemen con attacchi missilistici, forze speciali e droni.
Questa è la seconda guerra segreta di Obama. Mai dichiarata, mai annunciata, mai discussa.

La prima, come segnalo da anni, è combattuta in Pakistan. Anche lì, con l’eccezione del raid anti Bin Laden, Obama non dice, non commenta, non dichiara ufficialmente di essere in guerra e di bombardare senza tregua un paese in teoria alleato. Obama ha anche triplicato le truppe americane in Afghanistan rispetto ai tempi di Bush. Ha  lasciato quasi 50 mila soldati in Iraq, secondo quanto previsto dall’accordo Bush-Maliki e forse li terrà in Iraq anche oltre la fine dell’anno.

La Casa Bianca del Premio Nobel ha anche avviato la guerra in Libia, con l’autorizzazione Onu, ma senza aver chiesto l’autorizzazione del Congresso americano. Con l’obiettivo, ormai dichiarato, di cambiare il regime di Gheddafi.

Io penso, e l’avevo previsto tfin dal primo giorno quando tutti da sinistra a destra mi davano di pazzo, che Obama stia facendo bene, molto bene.
Obama riesce a combattere con la stessa ferocia del suo predecessore l’islamismo terrorista e col tempo si è anche convinto che i regimi dispotici dell’area vanno cambiati e non assecondati, ma la sua grandezza sta nel farlo senza particolari turbamenti delle opinioni pubbliche occidentali.
Obama è un gigante politico. Certo, a differenza di Bush, gode di una compiacenza ideologica e cialtrona di gran parte della stampa mondiale. Ma è bravo lui ad averli conquistati o fatti fessi.

Fossero onesti con se stessi e con i lettori, tutti quelli che sui giornali e in televisione davano e continuano a dare di pericoloso guerrafondaio a Bush e di pacifista a Obama dovrebbero darsi all’ippica. Ma non lo faranno. Meglio continuare a raccontare balle. Poi si lamentano che i giornali perdono copie.

 

di Christian Rocca

 

da Camillo

Foto IlPost.it





 

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