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sabato 11 giugno 2011

Brunetta, l’uomo della finzione tecnologica



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Non è stato un caso la presenza di Renato Brunetta ad Annozero. Proprio il ministro della Funzione pubblica, secondo quello che dicono i collaboratori di Silvio Berlusconi, potrebbe essere il cavallo sul quale punta il Cavaliere per sostituire Giulio Tremonti. Brunetta si è impegnato al massimo per non deludere il premier ma l’esito non è stato dei migliori. Inutilmente aggressivo, Brunetta è riuscito a trattare da fannulloni persino gli impiegati amministrativi del Palazzo di giustizia di Milano, i quali lo hanno serenamente ridicolizzato ricordandogli che non hanno nemmeno uno scanner e che un’ispezione ministeriale durata sei mesi ne aveva certificato l’efficienza fuori dal comune.

Annozero è stata l’occasione per riscoprire la “Scavolini del Governo”, come si autodefiniva ai tempi delle misure anti-fannulloni il presunto ministro più amato dagli italiani. L’eclissi era cominciata nel 2009 dopo la sua seconda solenne trombatura a Venezia. Da ministro e deputato in carica si era candidato a sindaco della sua città. Già pregustava il triplo incarico dichiarando “non mi dimetterò da nessuno dei tre” quando la cittadinanza lo ha tolto dall’impaccio.

Poi sono usciti sull’Espresso i dati della Ragioneria Generale sulle presenze dei dipendenti della pubblica amministrazione che mettevano in dubbio i suoi dati trionfali sulla caccia ai fannulloni, basati su un campione di dubbio valore statistico. Da ultimo, sempre l’Espresso nell’ultimo numero, ha raccontato il fallimento del ministro nella sua seconda delega: l’innovazione tecnologica. Un rapporto della Commissione Europea pone gli italiani agli ultimi posti in Europa per l’accesso digitale alla pubblica amministrazione: solo il 22,7 per cento contro il 42 per cento della media Europea, il 59,2 per cento della Francia e il 49,8 per cento della Germania. Non è la prima volta che i fatti smentiscono le parole del ministro. Il nemico dei fannulloni non brillava per presenza a Strasburgo dove si faceva vedere poco più di una seduta su due. Talvolta il nemico degli sprechi arrivava con il volo low cost. Non per far risparmiare i contribuenti ma per lucrare (in modo lecito ma davvero poco elegante) la differenza tra il rimborso forfetario e il prezzo reale. L’aereo Ryanair atterrava purtroppo a Baden, in Germania, ma lui pretendeva – come a Strasburgo – l’auto pagata dal contribuente ad attenderlo. Non c’è da stupirsi. Il nemico degli sprechi si è fatto assegnare in affitto da un ente previdenziale negli anni ottanta un appartamentino delizioso a pochi metri dal parco dell’Appia Antica a Roma ed è riuscito a comprarlo con lo sconto degli inquilini Inpdai per 113 mila euro nel novembre del 2005, quando valeva poco meno del triplo.

Il professor Brunetta è riuscito a dire (senza ironia) di avere rinunciato a una carriera da Nobel per la politica. In preda a questa sorta di delirio di onnipotenza l’alfiere della trasparenza che ha imposto la pubblicazione sul web dei curriculum altrui, è riuscito a pubblicare un dato falso sul suo curriculum. Brunetta dichiarava sul sito della sua università di essere diventato professore ordinario nel 1996, (quando si era tenuto l’ultimo concorso nazionale, considerato più prestigioso e difficile di quelli locali introdotti successivamente) mentre quell’anno era stato bocciato ed era diventato idoneo invece nella piccola università di Teramo nel 1999.

Il posto in realtà fu assegnato a un altro ma – nonostante l’elezione all’europarlamento e l’aspettativa – l’alfiere del merito riuscì a non perdere l’idoneità grazie alla chiamata dell’università di Roma Tor Vergata. Solo nel novembre del 2008, dopo la pubblicazione del nostro articolo (con Emiliano Fittipaldi sull’Espresso) dietro precisa richiesta del preside della facoltà di Economia, Michele Bagella, il ministro si decise a cambiare il suo curriculum. Poco dopo, nel dicembre 2009, il nemico dei baby pensionati, è andato in pensione. A 59 anni il professor Brunetta ha ottenuto un assegno di 3000 euro.

 

di Marco Lillo

 

 

da Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2011





 

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