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giovedì 26 maggio 2011

Polverini insulta i contestatori dal palco: “Le zecche come voi non mi fanno paura”



L’11 maggio sulle cronache romane finiscono dei brevi articoli col titolo: Polverini contestata a Genzano. Nulla di più sul comizio che il governatore della Regione Lazio ha fatto in sostegno del candidato di centrodestra alle comunali Vittorio Barbaliscia (Pdl). Ma da ieri la rete rilancia un video che mette in luce quanto è realmente avvenuto sulla piazza di Genzano, ribattezzata la Stalingrado dei Castelli romani. Da sempre nel piccolo comune laziale si sono succedute solo giunte di sinistra. Proprio qui, il 10 maggio, la

Polverini lascia andare a espressioni poco compatibili con il suo ruolo istituzionale. Quando un gruppo di ambientalisti le gridano “vergogna, vergogna” per via della progettazione di un impianto gassificatore nella vicina Albano, l’ex segretario dell’Ugl strappa il microfono a chi sta parlando e ha urlato: “Questa purtroppo è la democrazia e ve ne dovete fare una cazzo di ragione. Lasciateci parlare. La democrazia è un comportamento, è un modo di agire…oh, e che cazzo”. I sostenitori di Barbaliscia applaudono, esclamano “Vittorio, Vittorio”, lei li incita

Volano fischi dai contestatori della Polverini. Il governatore è un fiume in piena. In gergo romanesco ribatte a una non meglio identificata persona nella piazza: “Con me caschi male bello, io so’ della strada come te, le manifestazioni le ho fatte quando avevi i calzoni corti. Nun me faccio mette paura da una zecca come te”. Il termine dispregiativo per identificare gli attivisti di sinistra. “È la giunta Polverini – continua – e non ho paura nemmeno del diavolo”.

Ma non è tutto, c’è anche una ‘sfida’ a duello del governatore di centrodestra. “Quando scendo discutiamo, ma vattene te, vattene te”, si agita sul palco, ma è inarrestabile “questi sono quelli che difendono chi ha fatto 25 miliardi di debiti. Quindi fatemi il cazzo di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura?”. Un manifestante, intanto, riprende tutto. La Polverini lo apostrofa così: “Riprendi, riprendi. Lo sai che ci faccio con quella? Mo scenno e te lo dico”.

Qualcuno grida “fascista, fascista“, i supporter di centrodestra ribattono con “Vittorio, Vittorio”. La Polverini, lascerà Genzano scortata da alcune auto della polizia. Ai cronisti locali dichiarerà: “Sono mestieranti, fa parte della campagna elettorale. Ma quando si arriva alla violenza verbale così forte e in una piazza fatta da tante persone proprio non va bene. Forse – ammette – ho reagito troppo violentemente”. Un modo di reagire un po’ troppo colorito certamente. Forse la Polverini dovrebbe prendere esempio dal Responsabile onorevole Domenico Scilipoti che a piazza Montecitorio, dopo aver votato a favore del decreto Omnibus che stoppa il referendum sul nucleare, si è sorbito, petto in fuori e senza fiatare, mezz’ora di fischi e insulti degli antinuclearisti che lo hanno apostrofato al grido di “munnezza, munnezza, munnezza”. Altro stile.
 
 
da Il Fatto Quotidiano




 

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