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domenica 1 maggio 2011

Censura al concertone del Primo Maggio a Roma, “vietato parlare di elezioni e nucleare”



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La censura arriva anche al concertone del Primo Maggio!

Molte infatti le polemiche dopo la notizia di una liberatoria fatta firmare a tutti gli artisti per evitare che parlassero di politica, nucleare ed elezioni durante il concertone del Primo Maggio, a Roma … pena, una multa salatissima di diverse migliaia di euro:

«Ci hanno fatto firmare una liberatoria per non parlare di referendum e non dare indicazioni di voto qui dal palco di San Giovanni. È una censura bella e buona», lo ha detto Erriquez, il leader di Bandabardò spiegando che «non siamo stati informati di quello che firmavamo perchè pensavamo si trattasse della normale liberatoria che si firma quando si va in televisione. Certo questo è anche un nostro errore ma in questo modo si impedisce la libertà di parola». Il cantante ha spiegato di essere stato informato della questione da Ascanio Celestini che a suo dire starebbe preparando una protesta formale.

«Quella contenuta nella liberatoria che ci hanno fatto firmare non è censura, è un'altra cosa. È una forma di autolimitazione, un tentativo di distrazione». Lo ha detto Ascanio Celestini subito dopo la sua performance sul palco del Concertone

«È un controsenso, una dicotomia o meglio mi sembra una vera e propria contraddizioni in termini». Così il cantautore Gino Paoli interpellato nel backstage del concerto del primo maggio dove salirà per interpretare 'Va pensiero' in merito alla liberatoria fatta firmare dagli organizzatori agli artisti, nella quale si chiede di non parlare dei quesiti referendari e di non riferire le indicazioni di voto

Gli organizzatori hanno risposto così:

«Il contenuto della liberatoria che è stata firmata dagli artisti è quello previsto dalla legge». Lo ha detto l'organizzatore del Concertone, Marco Godano, spiegando che «è quello che si fa in tutte le occasioni come questa, perchè lo prevede la legge sulla par condicio». «Gli artisti che protestano sono persone che usano questo palco per i loro interessi e per farsi pubblicità - ha proseguito - questa non è una protesta contro il primo maggio semmai contro la par condicio».





 

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