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giovedì 21 aprile 2011

Dopo il nucleare il Governo vuole disinnescare anche il referendum sull’acqua



Il Governo sta cercando di disinnescare il referendum sull’acqua pubblica così come quello relativo al nucleare. Se può farlo davvero, è una questione che si gioca in punta di diritto: la faccenda infatti non è poi così scontata.

Sono in gestazione modifiche al decreto Ronchi che ha disposto la privatizzazione dei servizi idrici: l’acqua rimarrebbe in mano ai privati, ma le tariffe verrebbero definite o dall’Autorità per l’Energia o dal Conviri, Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche.

Intravvedo una sotterranea lite fra i ministri delle Attività produttive e dell’Ambiente, cui fanno capo i due enti.

In ogni caso l’acqua, o meglio la sua gestione, rimarrebbe privata. Alla faccia della valanga di firme raccolte per il referendum.

Oggi il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani e il suo sottosegretario Stefano Saglia hanno parlato dell’opportunità (dicono) di intervenire per evitare il referendum sull’acqua. Saglia ha anche dichiarato che una parte dell’opposizione sarebbe d’accordo. Probabilmente si riferiva al Pd.

I referendum su acqua e nucleare del 12 e 13 giugno non si svolgeranno se, entro quella data, il Parlamento avrà modificato le leggi sottoposte al giudizio popolare.

Ma attenzione. Una sentenza della Corte Costituzionale, la numero 68 del 1978, dice che “il tema del quesito sottoposto agli elettori non é tanto formato – in questa come in tutte le ipotesi del genere – dalla serie delle singole disposizioni da abrogare, quanto dal comune principio che se ne ricava”.

Se ne può dedurre che il referendum non ha luogo soltanto se la legge viene modificata nel senso – o nello spirito – voluto dai promotori del referendum.

E dunque le domande sono: il referendum sul nucleare voleva azzerare le disposizioni già emanate per la scelta dei siti nucleari (come propone il Governo) o voleva eliminare il ricorso all’energia nucleare? Il referendum sull’acqua mirava a far sì che le tariffe fossero decise da un ente pubblico o mirava invece a far rimanere interamente pubblica la gestione dell’acqua?

Se chiedessero a me, risponderei che i due referendum s’hanno ancora da fare. Dovrà comunque decidere la Cassazione.

Per il resto, mi stupisco che un primo ministro così sollecito ad invocare l’onnipotenza del popolo elettore si mostri così recalcitrante di fronte alla prospettiva che gli italiani si esprimano sul serio attraverso le urne.

Sarà mica che Berlusconi vede come il fumo negli occhi il raggiungimento del fatidico quorum perchè c’è un terzo referendum, quello sul legittimo impedimento, dal quale la sua (presunta) investitura popolare diretta potrebbe uscire alquanto ammaccata?

 

Sul Corriere della Sera “e adesso pronti a fermare il referendum sull’acqua” (via rassegna stampa del Governo, l’articolo non è on line)

Su Reuters Italia Romani, intervento legislativo per evitare il referendum sull’acqua

La composizione dell’Autorità per l’energia

La composizione della Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche

La sentenza della Corte Costituzionale numero 68 del 1978 sui referendum in caso di leggi modificate dal Parlamento (via Giornalettismo)

Foto Acqua bene comune

 

da Blogeko





 

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