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domenica 3 aprile 2011

Aquila, “Cricca” impunita se passa il processo breve



Pierfrancesco Gagliardi e suo cognato Francesco Piscicelli il giorno del sisma se la ridevano leccandosi i baffi mentre immaginavano i profitti che avrebbero tratto dagli appalti per la ricostruzione. Così quelle risate raccontate dai due in una telefonata intercettata sono divenute il simbolo del cinismo di uomini senza scrupoli.

Piscicelli ha tentato il suicidio due giorni fa. Undici gli imputati per il crollo della Casa dello Studente in cui persero la vita 9 ragazzi accusati di omicidio colposo, disastro e lesione colpose. Reati puniti dal codice con una pena fino a 10 anni.

Ma se passerà il “processo breve” le inchieste sarebbero destinate a perdersi per strada. Per questa ragione i familiari delle vittime dicono “no” al ddl, per impedire che restino impuniti i responsabili di morti annunciate: “Chiediamo a tutti coloro che nel nostro Paese hanno a cuore la giustizia di mobilitarsi e di essere al nostro fianco affinché venga scongiurata quella che l’Associazione nazionale magistrati ha definito ‘ tragedia per il mondo del diritto’.

L’Avus 6 aprile 2009 è un associazione formata dai familiari degli studenti fuori sede morti a l’Aquila sotto le macerie del terremoto. L’associazione è sorta sia per seguire le vicende legali scaturite dalla morte dei nostri figli, sia per tutelarne il ricordo, sia per promuovere la prevenzione, ma soprattutto per spezzare l’assordante silenzio sul tragico destino che ci ha privato dei nostri figli completamente dimenticati da enti e istituzioni. Così come sono state completamente dimenticate le nostre famiglie: nuclei familiari residenti in varie parti d’Abruzzo ed anche in altre regioni che non hanno ricevuto il benché minimo supporto né economico né morale per ricostruire la propria identità familiare; per ritrovare la forza e portare avanti quel progetto famiglia che ognuno dei nostri nuclei aveva intrapreso investendo gran parte delle proprie risorse sulle capacità dei propri figli di intraprendere gli studi universitari.

La situazione degli organici al Tribunale de L’Aquila è già precaria a causa di un organico ridotto all’osso. Tutto questo mentre ad indagare sono due magistrati che hanno già incassato una prima vittoria: la Cassazione ha deciso, contrariamente a quanto richiesto da alcuni imputati, che il processo resterà nel capoluogo abruzzese in quanto non sussistono ‘condizioni ambientali tali da poter turbare il suo normale svolgimento e da pregiudicare la libera determinazione delle persone che vi partecipano e, comunque, tale da suscitare motivi di legittimo sospetto’”.
Un altro processo in corso è quello che vede imputati i componenti della commissione Grandi Rischi per “omicidio colposo plurimo”. Per l’accusa non avrebbero svolto i loro compiti di informazione, consulenza e prevenzione.
Durante la riunione tenutasi a L’Aquila il 31 marzo del 2009, sei giorni prima, per analizzare lo sciame sismico, non attivarono le necessarie misure, perciò avrebbero compiuto “negligenze fatali”.

Si avvicina ormai il secondo anniversario del 6 aprile 2009 e come al solito ecco palesarsi evidenti tentativi di presenzialismo e strumentalizzazione che nulla hanno a che vedere con il perdurare del dolore di chi ha perso, e non potrà più riavere, il bene più grande. Ed ancora una volta, mentre si alzano clamori e dicerie varie su come gestire questa giornata commemorativa, ecco perdurare l’assordante silenzio sugli studenti fuori sede deceduti: 55 giovani vite.

L’Avus 6 aprile 2009 chiede: che l’Università degli studi de L’Aquila, il Comune e la Provincia riconoscano la valenza degli studenti fuori sede deceduti facendosi promotori e sostenitori del riconoscimento dello status di morti sul lavoro per questi ragazzi; che le istituzioni dello Stato vogliano commemorare il sacrificio di questi giovani recandosi a rendere omaggio alla memoria dei ragazzi scomparsi presso le rispettive tombe. avus6aprile2009.it

 

 

da Il Fatto Quotidiano





 

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