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venerdì 1 aprile 2011

Aggredì il “contestatore”, La Russa indagato dal tribunale dei ministri



Lo avevamo lasciato intento a mandare a quel paese il presidente della Camera Gianfranco Fini. Ma alla fine il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha trovato qualcun altro che lo denunciasse per le sue intemperanze e, secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, è indagato dal tribunale dei ministri per il modo violento con il quale, il 10 marzo 2010, espulse da una conferenza stampa nella sede del Pdl, Rocco Carlomagno, attivista, contestatore, giornalista freelance.




Questa la scena: in via dell’Umiltà a Roma, il presidente del Consiglio Berlusconi si presenta in conferenza stampa per intervenire sulla questione delle liste elettorali, che in quei giorni anima la politica. Rocco Carlomagno, in una sala gremita dai giornalisti, macchine fotografiche e telecamere, si permette di interromperlo più volte. Alla prima Berlusconi replica tranquillo, mentre il ministro La Russa si avvicina e respinge un uomo della security che vuole intervenire: “Lascia stare, ci penso io”, sembra dire.

Passano pochi minuti e Carlomagno interrompe ancora, Berlusconi perde la pazienza e tra i due nasce uno scambio di parole non proprio benevolo. L’uomo si ostina a chiedere di Bertolaso e dei soldi spesi per L’Aquila mentre il presidente del Consiglio replica dando del “villano” all’improvvisato interlocutore.

La calma dura poco e alla terza interruzione Berlusconi dichiara forfait: sospende la conferenza stampa e si alza decisamente seccato. Monta il sorriso dei grandi imbarazzi e accolla alla sinistra illiberale la colpa morale del “provocatore” in sala. “Lo capisco che sia così arrabbiato – aggiunge a mo’ di chiosa – e sa perché? Perché se va davanti allo specchio si è già rovinato la giornata”.

Mentre la sala si svuota, tuttavia, è La Russa a perdere le staffe e, come diventerà quasi abitudine più avanti nel tempo, interviene in modo scomposto, afferra l’uomo per il bavero della giacca e lo strattona dicendogli “adesso tu vieni con me”. La security resta dietro al ministro che anzi in qualche modo ne impedisce l’intervento, e mentre lui impartisce la sua “lezione” al disturbatore, che si conclude con una “carezza” ironica sulla testa l’altro gli dice: “Picchiatore fascista, ti denuncio di fronte a testimoni”.

Tanto basta, i video girati fanno il giro del web e Rocco Carlomagno mette in pratica il suo annuncio. La procura di Roma apre un fascicolo che viene immediatamente trasmesso al tribunale dei ministri. Ma il tribunale, invece di derubricare l’accaduto a uno spiacevole fuori programma, dispone che vengano compiuti tutti gli accertamenti del caso.

Così gli investigatori incaricati dal tribunale acquisiscono le carte relative agli accrediti di quella conferenza stampa per verificare che Carlomagno potesse legittimamente trovarsi lì. Il risultato – a quanto risulta al Fatto – li obbliga a perseverare: Rocco Carlomagno era regolarmente accreditato per l’evento.

E così il fascicolo rimane aperto ormai da un anno. Solo la settimana prossima, infatti, il tribunale dei ministri lo inoltrerà alla procura per decidere su un eventuale rinvio a giudizio.

Eppure, se dalle immagini appare chiaro il tono sopra le righe di tutta la scena, il punto giuridico da risolvere resta un altro. Può il ministro della Difesa decidere di affrontare un cittadino, per quanto insolente e fastidioso, senza che ci sia alcuna conseguenza?





Per La Russa, già messo sulla graticola per i calci a Corrado Formigli di Annozero rischia di essere un’altra pesante tegola. Del resto, in attesa di sapere se il ministro sarà sanzionato anche formalmente dall’ufficio per il regolamento della Camera, il giudizio politico che conta è già stato emesso: i suoi vaffanculo a Fini  hanno mandato sotto il governo alla Camera, attirandogli le ire del Cavaliere.




da Il Fatto Quotidiano




 

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