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venerdì 4 febbraio 2011

Ma Napolitano può sciogliere le Camere?



Riporto questa interessante intervista, che sicuramente può aiutare a chiarire la situazione attuale e quello che potrebbe accadere nelle prossime ore.

Napolitano - Berlusconi

da Blog Panorama

«Il presidente della Repubblica non può certo sciogliere le camere per conto suo perché ha perso la pazienza». Di fronte al moltiplicarsi degli appelli provenienti da più parti affinché Giorgio Napolitano si incarichi di porre rimedio alla crisi istituzionale che attanaglia il Paese, il costituzionalista Enzo Balboni, docente di Istituzioni di Diritto pubblico e Istituzioni di Diritto costituzionale all’Università Cattolica di Milano, esclude che il capo dello Stato possa decidere  di prendere un’iniziativa del genere essendo egli, nell’esercizio della sua carica, un arbitro dotato solo di poteri di stimolo e freno.

Professore, di fronte a un conflitto tra poteri sempre più profondo e quasi ingestibile, Napolitano potrebbe decidere di sciogliere le camere?
L’articolo 88 della Costituzione prevede che egli possa farlo solo una volta sentiti i loro presidenti e di fronte a fatti di natura parlamentare molto gravi o in situazioni di estremo pericolo per il Paese rispetto ai quali il governo resti inerte.

Per esempio?
Un gravissimo tracollo economico del Paese: la Borsa perde il 5% al giorno e il governo non interviene; una recrudescenza di episodi di criminalità che mettono in pericolo la sicurezza nazionale. Ma deve comunque sempre trattarsi di situazioni estreme.

Quali sono, invece, i “fatti di natura parlamentare” di fronte ai quali il capo dello Stato può sciogliere le camere?
Ad esempio una situazione di parità sul voto di giovedì in Bicameralina sul federalismo. Se dovesse poi ripetersi anche in una successiva votazione, Napolitano potrebbe convocare i presidenti di Camera e Senato e chiedere loro se in Parlamento c’è ancora una maggioranza in grado di andare avanti. In caso negativo potrebbe dare un preincarico a una personalità abbastanza equidistante dai due schieramenti per verificare se è in  grado di portare avanti la legislatura. Qualora persista l’impossibilità di costituire un esecutivo sorretto da una maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica può sciogliere le Camere.

Ricapitolando: solo davanti a un pericolo concreto per le sorti del Paese o qualora la maggioranza venisse ripetutamente battuta in Parlamento si può mettere in moto il meccanismo che porta allo scioglimento delle camere. Napolitano non può fare altro?
In effetti c’è una terza via ed è stata anche ipotizzata qualche giorno fa in una trasmissione televisiva: se 316 deputati decidessero di dimettersi, ciò provocherebbe lo scioglimento delle camere e se anche fossero in 280 Napolitano potrebbe prendere in considerazione di farlo.

C’è mai stato un precedente in Italia?
Sì, accade prima dell’ingresso dell’Italia nella I guerra mondiale quando quattrocento deputati, che da soli costituivano la maggioranza assoluta della Camera, presentarono i loro biglietti da visita all’ex capo del governo Giovanni Giolitti per manifestargli solidarietà rispetto alla posizione di neutralità assunta contro quella interventista dell’allora presidente del Consiglio Salandra che fu costretto a dimettersi.

Secondo lei cosa pensa Napolitano di come Fini e Schifani stanno gestendo il loro ruolo di presidenti di Camera e Senato?
Napolitano percepisce che entrambi sono ormai sempre più lontani da quella terzietà che il loro ruolo gli impone. Da una parte è vero che Fini è sempre stato attento a non confondere il suo incarico di capo di un partito, ormai d’opposizione al governo, con quello istituzionale, ma certamente questa situazione non può durare all’infinito soprattutto in un’eventuale campagna elettorale quando credo che Fini sarà davvero costretto a dimettersi. D’altra parte, anche il gesto di Schifani di calendarizzare in fretta e furia il dibattito sulla casa di Montecarlo non è stato né elegante né bello e dimostra che quando la lotta politica raggiunge certi livelli tutti usano le stesse armi.

Possono il presidente del Consiglio chiedere le dimissioni di quello della Camera e quello della Camera le dimissioni del presidente del Consiglio come avviene ormai da tempo?
Possono farlo da un punto di vista politico, ma richieste di questo genere non hanno alcun fondamento giuridico-legale. Nessuno può costringere l’altro a dimettersi a meno che, nel caso del presidente del Consiglio, venga approvata una mozione di sfiducia. Quella contro il presidente della Camera è invece inammissibile.

C’è una circostanza per la quale Berlusconi potrebbe davvero essere costretto a dimettersi anche senza voto di sfiducia?
Credo che tutto dipenda da quello che ha detto ai pm Nicole Minetti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Ruby. Se lei avesse deciso di smarcarsi da Berlusconi testimoniando che ci sono stati passaggi di denaro allora ciò entrerebbe in contraddizione da quanto dichiarato dal premier e visto che, per la carica che ricopre, egli è tenuto a dire il vero, a quel punto si aprirebbe per lui un baratro.

 

di claudiadaconto

 

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