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mercoledì 2 febbraio 2011

La Corte Costituzionale boccia una parte della legge sul ritorno al nucleare



I ricorsi delle Regioni battono il Governo 2-1. Nel senso che poco fa la Corte Costituzionale ha bocciato una parte del decreto legislativo per il ritorno all’energia nucleare, stabilendo che è necessario il parere della Regione interessata dall’ubicazione di un impianto.

In precedenza la Corte Costituzionale, accogliendo un’istanza presentata da alcune Regioni, aveva bocciato un’altra parte della legge, quella relativa all’urgenza del nucleare. Aveva invece respinto il ricorso presentato dalle Regioni che verteva sul loro ruolo nel decidere dove collocare gli impianti.

Oggi appunto la terza sentenza, sempre in materia di sedi degli impianti e competenze delle Regioni. Il Governo dunque per ora perde 2-1, ma la telenovela giuridico-atomica non è ancora finita.

La Corte Costituzionale ha reso pubblica poco fa la sentenza n.33, relativa ad una parte del decreto legislativo 15 febbraio 2010 n. 31, “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi”,

Oggetto del contendere era – di nuovo – il ruolo delle Regioni. In particolare, erano in discussione le parti del decreto relative alla possibilità per lo Stato di scavalcare le Regioni contrarie ad accogliere un impianto sul proprio territorio.

La Corte Costituzionale ha stabilito in sostanza che le Regioni hanno la possibilità di far sentire la propria voce nel momento in cui il Governo sottopone alla Conferenza unificata Stato-Regioni l’elenco dei siti idonei ad accogliere gli impianti: di lì in poi, l’energia è una questione di interesse nazionale – semplifico, a costo di tagliare con l’accetta – e il Governo ha il diritto di dire l’ultima parola.

Tuttavia, ha aggiunto la Corte, il decreto sul ritorno al nucleare è incostituzionale nella parte in cui non prevede che la Regione sede di un impianto esprima il proprio parere sul rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio dell’impianto stesso. La Regione anzi, ha detto la Corte, dev’essere adeguatamente coinvolta, anche se il parere che le è richiesto non deve essere ritenuto vincolante.

Non so con che faccia qualcuno si azzarderà mai ad imporre una centrale nucleare ad una Regione che ha avuto modo di esprimere un no chiaro, tondo ed ufficialissimo.

La telenovela giuridico-atomica non è finita, dicevo. Resta ancora in piedi un ricorso promosso dalla Puglia, contro la toppa a mio avviso decisamente raffazzonata che il Governo ha cucito sulla sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha bocciato l’urgenza del ritorno al nucleare. Le Regioni possono vincere la partita 3-1, sicuro.

 

Sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 2011: ricorso di alcune Regioni sul decreto per il ritorno al nucleare

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