> Quando la confessione diventa una giustificazione >

giovedì 20 gennaio 2011

Quando la confessione diventa una giustificazione



Vi leggo le risposte del funzionario al pubblico ministero dove descrive la mia telefonata: "L'addetto alla sicurezza mi disse: dottore le passo il Presidente del Consiglio perché c'è un problema. Subito dopo il Presidente del Consiglio mi ha detto che vi era in questura una ragazza di origine nord africana che gli era stata segnalata come nipote di Mubarak e che un consigliere regionale, la signora Minetti, si sarebbe fatta carico di questa ragazza. La telefonata finì così". Ma vi pare che questa possa essere considerata una telefonata di minaccia? Tutto ciò è assolutamente ridicolo.
Berlusconi, badate, non nega di aver fatto quella telefonata, ma si limita a sottolineare che essa non conteneva alcun elemento minaccioso.
Dunque siamo arrivati a questo punto: il premier utilizza l'esplicita confessione di aver mentito a un funzionario di pubblica sicurezza, che in qualsiasi altro paese sarebbe stata di per sé più che sufficiente a farlo dimettere in un batter d'occhio, come se fosse una giustificazione per discolparsi.
No, dico, che altro ci vuole per rendersi conto che l'opinione pubblica di questo paese è andata definitivamente a farsi fottere?



da Metilparaben




 

1 commento:

>