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giovedì 27 gennaio 2011

Quando il Giornale attaccava i politici che vanno a prostitute



(...) Vi sono reati etici peggiori di quelli sanzionati dal codice penale. Se (un uomo delle istituzioni va a prostitute, e si concede un'escursione notturna a "Zoccoland") non è per niente affar suo, ma di tutti. Un uomo pubblico che si rende ricattabile espone lo Stato a gravi rischi, al cui confronto l’estorsione diventa una bazzecola. (...)

Ma poi non lo sa, (qui si rivolge direttamente all'uomo delle istituzioni), che la Convenzione sulla soppressione del traffico di persone, ratificata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1949, recita: «La prostituzione e il male che l’accompagna, cioè la tratta degli esseri umani, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona e mettono in pericolo il benessere dell’individuo, della famiglia e della società»? Non lo sa che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’articolo 3 sancisce il divieto «di fare del corpo umano una fonte di lucro»? (...)

In ogni caso non si capisce perché (questo uomo delle istituzioni) debba godere d’un trattamento di favore rispetto agli altri cittadini, moralmente riprovevoli, che si mettono nelle sue stesse condizioni. (...) Sono i clienti ed i guardoni i primi responsabili dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù di migliaia di esseri umani. (...)

Ma resta intatto il nostro diritto di cittadini a poter disporre di responsabili della res publica che non siano nemmeno lontanamente sfiorati dal sospetto di una qualche contiguità col mondo della prostituzione. Perché andare a puttane non è affatto una cosa normale. Anzi, è la scorciatoia per mandare a puttane prima i governi e poi le nazioni.

Non sembra vero, ma questo è il quotidiano del Premier Silvio Berlusconi. Era il 24 marzo 2007, e al governo, Romano Prodi.

[Clicca per ingrandire - qui l'articolo sul sito de Il Giornale -
qui il Pdf del 24 marzo 2007 - Grazie ad Alessandro Bisoffi]







 

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