> Il Tg1 è un problema per il giornalismo. Come lo si risolve? >

sabato 15 gennaio 2011

Il Tg1 è un problema per il giornalismo. Come lo si risolve?



Dopo l’incredibile parzialità mostrata ieri sera nel racconto della vicenda, il Tg1 è tornato sull’accusa di concussione e prostituzione minorile a Silvio Berlusconi per l’affaire Ruby alle 13.30 di oggi con altrettanta spudorata mancanza di rispetto per i fatti. La notizia compare al quarto posto nei titoli, e viene introdotta a questo modo: «Caso Ruby, Berlusconi: “Ennesimo teorema per eliminarmi, ma non ce la faranno. I pm hanno raccolto chiacchiere in sfregio di ogni norma”».

Poi, nei servizi veri e propri, non c’è nuovamente traccia delle ragioni della procura di Milano, né viene spiegato cosa significhi che abbia chiesto il rito abbreviato. E cioè che, come hanno fatto notare in molti (Michele Brambilla meglio di altri), i magistrati devono ritenere di essere in possesso di prove documentali evidenti per quanto affermano (e certo, poi bisognerebbe cercare di raccontarle). E che se fosse vero il contrario lo scopriremmo a breve. In compenso ci sono tutti gli elementi della difesa, compreso un bel fascione sulle parole di Ruby, divenuta improvvisamente affidabile, «Mai avuto rapporti sessuali con il premier». Perché, in definitiva, è quello il messaggio che deve rimanere agli occhi distratti dello spettatore medio. Quella la notizia.

Inutile aggiungere che delle rivelazioni odierne di Fiorenza Sarzanini sul Corriere, che parla di case e regali per ben 14 ragazze, non c’è traccia. Inutile riportare tutte le accuse gravissime alla magistratura mosse da Berlusconi e dai suoi, una ennesima volta, e cantilenate per minuti dai fedelissimi del Tg1. Parole che in qualunque stato civile avrebbero prodotto immediatamente o una verifica circostanziata dell’attività dei giudici tirati in causa o un intervento deciso del capo dello Stato, delle più alte istituzioni e della società civile. Inutile ripercorrere nuovamente tutte le tappe della vergogna, cronometro alla mano, per i servizietti di Augusto Minzolini alla posizione del presidente del Consiglio.

Ciò che sarebbe utile, invece, è capire cosa si possa fare per reintrodurre un briciolo di giornalismo nella redazione del Tg1. Le autorità di controllo che fine hanno fatto? L’ordine dei giornalisti si è rassegnato a vedere la professione sbeffeggiata di fronte agli italiani ogni pranzo e cena? E i cittadini non hanno forse diritto a un giornalismo che li aiuti nel difficile compito di separare fatti e opinioni, invece di uno che mischi intenzionalmente gli uni e gli altri per lasciare nei palati meno fini il sapore del presidente del Consiglio?

Arianna Ciccone, con Valigia Blu, ha combattuto una lunga battaglia per ottenere delle risposte. Ma nemmeno il successo virale delle sue iniziative, dalle duecentomila firme per la rettifica sul caso Mills alla richiesta di dimissioni a suon di Waka Waka, ha sortito alcun effetto. Che fare? Spegnere la televisione e fare finta di nulla non serve: il minzolinismo continuerà ad affliggere milioni di italiani, ogni giorno. Cioè un pubblico irraggiungibile per qualunque iniziativa nata in rete. Vogliamo renderci conto che è un problema e che, dunque, va cercata una soluzione da parte di chi dovrebbe garantire il pluralismo e la professionalità dell’informazione pubblica, oppure vogliamo continuare a dare la colpa a chi lo guarda?

 

di Fabio Chiusi

 

Fonte Articolo





 

Nessun commento:

>