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domenica 2 gennaio 2011

I Moratti e la libertà di critica



I fratelli Moratti non dissimulano il fastidio per le critiche. Dapprima si sono impegnati tramite il proprio ufficio legale per impedire l’uscita di un documentario, “Oil” di Massimiliano Mazzotta, che racconta dell’inquinamento prodotto dalla Saras, la raffineria di famiglia, in Sardegna. L’autore fu querelato per diffamazione con richiesta di sequestro del film. Perfino i festival di documentari (ne ho avuto prova diretta in Liguria) ricevettero lettere dagli avvocati che ne sconsigliavano la proiezione. Oggi quel documentario, dopo essere stato trasmesso da Current Tv, è visibile in rete, QUI. Non paghi, a metà dicembre i fratelli petrolieri hanno emesso un comunicato stampa per diffidare “i media” (presi così, indistintamente) dal dare spazio a un libro che li critica: “Nel Paese dei Moratti” di Giorgio Meletti (Chiarelettere), che tratta il tema della sicurezza sul lavoro nella Saras. QUI il riassunto della storia. Ora, avviare iniziative giudiziarie è un diritto di chiunque si senta diffamato, e nessuno lo vuol negare proprio ai Moratti, anche se chi occupa una posizione di potere economico o politico potrebbe forse dimostrare un grado maggiore di tolleranza verso le critiche, proprio perché - se sente di avere ragione - ha tutti i mezzi per rispondere pubblicamente alle accuse. Nell’intimare ai media di non parlare di un libro sgradito, tuttavia, i fratelli Moratti fanno registrare un salto di qualità nella censura, manifestando la volontà di condizionare, addirittura in modo preventivo, la libertà del dissenso e la circolazione delle opinioni. Lo scrive con chiarezza, oltre all’autore del libro, l’editore Lorenzo Fazio in QUESTO articolo. La pretesa di censura preventiva attraverso la minaccia di querele (e annessi risarcimenti per danni) colpisce perché è una dimostrazione di pura arroganza, tipica della cultura berlusconiana. E’ pur vero che la reazione che la notizia ha suscitato, almeno sul web, fa pensare, anche in questo caso, a un effetto boomerang. Quasi una indesiderata spinta promozionale per il libro. Ma la questione culturale rimane. In democrazia non ci sono santuari inviolabili dalle inchieste giornalistiche e alle critiche non si risponde con le minacce. Un contributo in direzione contraria e alla portata di tutti sarà parlare del libro in ogni sede. Qui a Milano proveremo a organizzare una presentazione con l’autore. Se nel frattempo capiterà di incrociare uno dei fratelli Moratti, naturalmente, gli chiederemo un chiarimento. E lo inviteremo alla presentazione.

 

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