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domenica 26 dicembre 2010

L’arcivescovo di Trento: “gay si diventa”



Mons. Luigi Bressan

Il quotidiano L’Adige ha pubblicato il resoconto di un incontro avvenuto a Taio (Val di Non) tra i giovani valligiani e l’arcivescovo di Trento Luigi Bressan. Il prelato ha risposto alle domande (preparate in anticipo) rivoltegli dai ragazzi in tema di affettività e sessualità. Vale la pena di riportare integralmente alcune risposte.

Convivenza: «È un ideale proposto dalla società occidentale, ma se guardiamo alla Cina, all’India e ai Paesi musulmani non troviamo modelli di questo tipo. Dobbiamo riflettere a riguardo: la Chiesa propone un messaggio elevato di amore, dedizione e sicurezza».

Deviazioni ed omosessualità: «Se una persona si dedica a libri e spettacoli erotici non può vivere una sessualità senza deviazioni. È risaputo che c’è chi nasce omosessuale, ma credo che esista anche chi cerca questa pratica: a riguardo ho letto il caso di un uomo che ha voluto provare un profumo da donna, e al termine di un percorso durato dodici mesi è diventato omosessuale».

Uso del preservativo: «Io dico no, è da consigliare solo l’astinenza. Tuttavia, secondo la norma del male minore, se una persona malata desidera fare un atto sessuale fuori dal matrimonio è meglio che si protegga. Nel matrimonio invece la realtà è più complessa, ma non credo sia il caso di approfondire l’argomento».

Le posizioni di Bressan hanno suscitato la replica di una giovane venticinquenne: «La Chiesa è lontana dalla realtà delle cose perché chi la rappresenta non sa cosa significhi avere una famiglia. Fare l’amore con la persona alla quale si vuol bene non può essere peccato, e la storia dell’uomo che diventa gay per essersi spruzzato un profumo da donna fa sorridere».

Contravvenendo all’usuale distacco con si cerca di riportare le notizie in questa rubrica, non si può far altro che esprimere tutta la solidarietà possibile a questa intelligente ragazza, la quale non ha fatto altro che dichiarare che il re è nudo. Riguardo a questi temi, non resta che rimarcare ancora una volta la sconcertante distanza esistente tra le gerarchie cattoliche e il mondo reale.

Daniele Stefanini

 

 

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